Il Re Muore

“IL RE MUORE”  di Eugene Ionesco

Atto: Unico   Durata: 110 Minuti  
Traduttore: Gianrenzo Morteo

Personaggi                     Interpreti

Berenger il RE          Salvatore Pagano

Le Regine                   Simona Bottiglioni / Barbara Pellini

Il medico                    Alessandro Lutri

Juliette                       Valentina Rossi

La guardia                  Mario Cenni

Scelte Musicali:      Edoardo Clermont

Scenografia e Costumi: Mario Cenni e Valentina Rossi

Regia di Salvatore Pagano

NOTE DEL REGISTRA      

Margherite (al Re): “Tu morirai tra un’ora e mezza, tu morirai alla fine dello spettacolo ….”

Da questa battuta, a mio parere, si sviluppa tutta la storia del “Re muore”, l’opera più “teatrale” di Ionesco, quella con una storia apparente, un filo invisibile che unisce tutti i personaggi, di fatto in attesa dell’evento, previsto dalla Regina Margherite.

L’autore, scrisse questo testo in un momento particolare della sua vita, era ricoverato in ospedale, per una grave malattia, che avrebbe potuto portarlo alla morte, e forse per esorcizzarla, immagina la morte di uno strano uomo di potere, vittima di uno strano gioco del destino che lo ha fatto diventare il capo di un fantomatico regno, popolato da strane figure, che si preparano all’evento ineluttabile, come l’incontro con la nera signora.

Ionesco non ha mai amato prendersi sul serio, o meglio, forse è il teatro stesso che non ha mai preso sul serio, ed i suoi testi lo dimostrano, la mancanza di un senso logico diventa la logica, ed allora nessuno saprà mai veramente di cosa muore Berenger.

Ognuno può trovare la sua causa di morte in quanto non viene mai svelata nell’evolversi della storia. Rende tutto più misterioso, perché forse non esiste, perché è un sogno, un gioco perverso, tutto ed il contrario di tutto.

A proposito, non l’ho trovata neanche io, o forse si. Bisogna attendere un’ora e mezza e lo saprete.

TRAMA DELLO SPETTACOLO

Il Re muore, può considerarsi uno dei capolavori del teatro moderno, è come lo stesso autore ha detto “un apprendistato alla morte”, infatti fu scritta di getto, in soli dieci giorni, dopo un grave intervento chirurgico che Ionesco aveva subito.

Il Re Berenger viene messo al corrente dalla moglie la Regina Marguerite e dal medico, nonché astrologo di corte, della propria morte imminente, la notizia lo sorprende e rifiuta di ammettere la fine prossima. All’inizio si ribella, cercando in tutti i modi possibili di evitare l’ineluttabile fine, dando ordini strani, minacciando i suoi sudditi, implorando il popolo di aiutarlo, delirando sul suo passato di sovrano ed infine accettando la propria condizione che lo porto a morire con dignità umana.

La Compagnia ha scelto l’arma dell’ironia e del grottesco con un pizzico di poesia. La scena del bagno non è presente nel testo ed è forse il suo “ultimo atto” di uomo-bambino che, finalmente trova la sua pace emotiva. Le due regine si scambiano d’identità, il medico è un voltagabbana, la governante e la guardia sono, di fatto, l’anima popolare: assistono la lenta agonia del Re Berenger senza capire fino in fondo il perche di questa morte, ma soprattutto non rispettandolo fino in fondo.

Nel finale, tutti, tranne le regine, si “spogliano” dei loro ruoli,  lasciandolo solo con se stesso.

 CENNI SULL’AUTORE

Eugene Ionesco, rumeno di nascita ma francese di adozione, è da molti considerato il padre del teatro dell’assurdo, insieme a Samuel Beckett. Con lo scrittore irlandese, ha in comune la solitudine come condizione umana, i loro personaggi sono soli ed emarginati, in preda ai loro deliri, a volte tragici o grotteschi, La cantatrice calva, considerato il suo capolavoro, non è altro che la descrizione, a volte ripetitiva, di una serie di eventi all’interno di un salotto borghese, dove tutti i protagonisti della storia, sembrano stare per conto loro, in un loro mondo dal quale non riescono ad uscire. Il teatro di Ionesco ha un linguaggio duro, ripetitivo e apparentemente senza emozioni. Solo in apparenza: Infatti è l’uomo al centro delle sue attenzioni, con tutte le sue contraddizioni e conflitti. Il Re muore è emblematico, nella sua “umana” rassegnazione alla morte. Una curiosità: La Cantatrice calva viene ininterrottamente rappresentata in un piccolo teatro parigino, il Théatre de la Huchette, nel quartiere latino, dal 1957, con un successo che si rinnova da generazioni di pubblico, affascinati dalla magia di un testo sempre attuale.

BREVE ARTICOLO PER GIORNALI

La Compagnia “Le Beffe Teatro” di Lucca, presenta  “Il Re muore” uno dei testi più noti di Eugene Ionesco, il grande drammaturgo rumeno considerato, da molti, come il padre del cosiddetto teatro dell’assurdo, insieme con Samuel Beckett. In un fantomatico regno, il Re Berenger viene informato che esattamente tra un ora e mezza morirà ed è la Regina Marguerite con il medico astrologo a farlo. La notizia, in un primo momento lo sorprende e con ironia lascia correre, poi quando tutto comincia a precipitare, si accorge che realmente la morte è vicina e si rassegna alla sua sorte, preparandosi all’evento, con grande dignità. La Compagnia ha volutamente puntato, nella messinscena, alla creazione di situazioni strane e grottesche nella prima parte, mentre invece nella seconda domina l’aspetto “umano” del re che, rassegnandosi, acquista una dignità umana e regale che non è presente all’inizio dello spettacolo, si pensi alla sua regressione fanciullesca. Il finale è anche la fine del regno, come se con lui scompare anche tutto il suo mondo. I componenti della sua corte assistono alla sua fine senza capirne il perché, spettatori inermi di un dramma individuale, che allo stesso tempo riguarda un po’ tutti. Con Salvatore Pagano, Simona Bottiglioni, Barbara Pellini, Alessandro Lutri, Valentina Rossi e Mario Cenni. Scene e Costumi Mario Cenni, Regia Salvatore Pagano.

 

Foto dello Spettacolo